I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo, ma non li crei. Sono vicino a te, ma non sono cosa tua. (Khalil Gibran)

È da tempo che rifletto su questo…da quando aspettavo mio figlio l’ho sempre sentito fortemente “mio” nel senso più stretto del termine.

Mio da un punto vista fisico, eravamo due corpi e due esseri umani in uno, niente di più miracoloso, affascinante e fantastico credo esista in natura. Mio perché da neonato dipendeva da me in tutto e per tutto per la sua stessa sopravvivenza. Mio perché è stato voluto e desiderato da me e mio marito. Insomma, mio in toto.

Eppure confrontandomi piano piano con le altre mamme e con il mondo che circonda una famiglia con figli, mi sono progressivamente e dolorosamente resa conto che effettivamente non è così. I nostri figli non sono nostri. Noi diamo loro la possibilità di vivere una vita che però è esclusivamente loro, con scelte giuste e sbagliate e tutto ciò che ne consegue. Non è facile però da metabolizzare almeno per me…

Mi sono anche resa conto che, prima di diventare mamma, avevo delle aspettative. Ecco, tutto ciò che avevo immaginato per lo più ha preso una strada molto diversa, a partire dal mio immaginare momenti idilliaci durante il primo bagnetto (ho un video di lui urlante e tutto rosso in faccia…), proseguendo con lo svezzamento che nella realtà è stato un vero incubo e finendo (ma solo per non tediarvi) con il dormire nel lettone anziché nel suo di letto (qui si aprirebbe un vaso di pandora che preferirei invece mantenere strettamente sigillato!).

Insomma quello che sto cercando di dire è questo: perché mai dovremmo avere delle aspettative di comportamento dai nostri figli o volere dare un nome, una categoria ed una strada a ciò che loro sentono e fanno? Loro sono diversi da noi e per questo unici, hanno un loro carattere, loro passioni, loro pregi e loro difetti come qualsiasi altra persona. Ho quindi imparato a non attendermi una reazione piuttosto che un’altra da lui ma ad aspettare una risposta o una reazione tipicamente sue, senza necessariamente pensare “ehi ma io pensavo avresti reagito diversamente”.

Certo tutto molto bello eh ma poi nella realtà chiaramente non sempre sono in grado di razionalizzare…ma ho imparato a fermarmi a pensare e questo lo devo molto alle mie 3 compagne di viaggio che, chi prima chi dopo, ha vissuto le stesse cose ed il confronto mi ha spesso aperto gli occhi.

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