5 Marzo 2020

È ufficiale siamo dentro una Pandemia, a casa nostra …

L’Ans(i)a per prima, da la notizia” chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado”. La mia reazione?!? Felicità, sono tornata indietro di circa 33 anni, mi sono immedesimata nei miei figli di 10 e 8 anni, ho pensato che una pandemia sarebbe apparsa più sopportabile se trascorsa a casa con mamma e papà.

Sono corsa a prenderli a scuola, io felice quanto loro.

Poi accade che metabolizzi, ascolti, guardi. Se di professione fai la “bancaria” sai che la banca non mette il cartello “closed”, neanche con una Pandemia, allora esci di casa con la tua autocertificazione e vedi la città deserta, Roma deserta, a tutte le ore. Ti viene da piangere, ci sono attimi che ti sentì persa, ma poi torni nel tuo micromondo fatto di marito che sforna pane caldo ogni giorno, fatto di figli che la DAD non è poi così male, fatto di balcone e fiori sbocciati e vai avanti, ottimista, che davvero tutto andrà bene. 

Passano i mesi, arriva l’estate e sembra che nessuno si ricordi marzo, arriva l’autunno, i contagi che salgono lo spettro del lockdown che torna e tu, stavolta hai paura, ne hai tanta. Il virus non è più così lontano, ha toccato tanti attorno a te, e tu speri che resti fuori dalla tua porta, sempre.

Anno 2020, possiamo ricordarlo per la    paura o lo possiamo ricordare per la Speranza. Nel dubbio, scegli la seconda, non fosse altro perché è l’ultima a morire ed arrivasse il Covid, se tu hai lei, stai già un bel pezzo avanti! 

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